La piazza era piena. Anche se era ormai l'una di notte passata e veniva già qualche goccia, marciapiedi e asfalto erano ormai indistinguibili per quanta gente camminava. Arrivato sulla piazza mi dirigo subito a un angolo e mi fermo. Sguardo fisso avanti, occhi socchiusi per il vento. "lo faccio, si lo devo fare..." mi dico con un po' di amarezza e senso di colpa. Pensavo al giorno dopo, che di sicuro l'avrei rovinato, me lo sarei giocato con una cazzata del genere. Ma soprattutto, cosa mi sarei giocato con quella mossa. "Lascia stare, vai avanti e non ci pensare... come dicono qui "go with the flow". Giro lo sguardo in direzione di Trafalgar, con 5 minuti potevo essere già alla fermata dell'autobus che mi lascia sotto casa: 15 minuti in totale e la mia guancia sarebbe stata sul cuscino. "E se poi non ci riesco, magari non capisco, e se i conti non tornano..." mi chiedo stringendomi dal freddo. L'ultima volta che ci eravamo lasciati, mi ero fatto pena, sembravo proprio un disperato. Ma stavolta no, non lo sarò. Gli dico quello che devo dirgli, gli faccio capire le cose come stanno e anzi, gli chiedo anche di più, per fargli capire che oggi le cose sono cambiate. "Eccolo lì, lo vedo, è lo stesso dell'altra volta". A passo veloce inizio a camminare tra la gente e attraverso la piazza in mezzo secondo, un'eternità. "Basta, ora non posso tornare indietro, mi stanno già vedendo". Metto la mano in tasca e mi dico "vai tranquillo, stavolta non sbagli". E così arrivo lì davanti: "ciao - gli faccio con la faccia fiera - un panino con il bacon e tutte le verdure, mi metti doppia dose della salsa ai ceci", e tiro fuori 20 sterline. Stavolta i venti centesimi di mancia ai ragazzi dei panini li lascio io.
L'inviato da Londra, Luca DG
Ti ha consumato un nemico invisibile difficile da combattere: te stesso. Anni e giorni sempre uguali, riscaldati dal rancore di una vita che poteva essere e non è stata. Volevi afferrare il vento rimanendo solo con i tuoi fantasmi ma il vento ha afferrato te, incagliandoti nella rabbiosa consuetudine di chi crede di aver perso tutto al gioco. Parole di carta hanno costruito un muro tra te e noi. Se solo avessi guardato te stesso con i nostri occhi, avresti visto l’eleganza sempreverde di chi apprezza la sobrietà, il sarcasmo misurato di un’intelligenza vivace, la cultura proteiforme di chi è avido di afferrare una vita che sente perennemente sfuggire tra le dita, la lucida capacità d’analisi e sintesi che solo l’amarezza di un passato non cicatrizzato è capace di donare, il senso pratico di chi è abituato a trattare col mondo. Hai continuato a contare i semi sparsi attorno a te. Chissà se ti sei accorto anche di quei piccoli frutti maturati lungo la via. Settimana dopo settimana, anno dopo anno, tentavi disperatamente di sciogliere quel rebus chiamato vita. E così il Drago che avresti dovuto abbattere ti si è rivoltato contro divorandoti all’istante. Se solo avessi guardato te stesso con i nostri occhi…
PS: Soluzione trovata, Giorgio?

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